La Missione del dotto

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Frutto di cinque lezioni tenute nel 1794, la Missione del dotto di Fichte è la più straordinaria descrizione moderna del ruolo dell’intellettuale. Quest’ultimo ha il compito di guidare, sorvegliare e promuovere il processo di emancipazione del genere umano tramite la prassi trasformatrice, secondo l’ininterrotto sforzo sociale orientato alla coincidenza tra Io e non-Io: ossia tra l’umanità pensata come un unico soggetto agente e le sue concrete oggettivazioni sociali, politiche e storiche. Secondo un coerente sviluppo, sul piano sociale e politico, dei princìpi della “dottrina della scienza”, il dotto della torre d’avorio, come mero tesaurizzatore del sapere, cede con Fichte il passo all’intellettuale come uomo che pensa e opera nella e per la società. Egli è chiamato ad agire in prima persona e a spronare ogni uomo a fare altrettanto, nella duplice consapevolezza dell’imperfezione presente e della perfezione futura, in un rifiuto ostinato di accettare l’esistente come “dato di fatto” indipendente dall’attività umana. Lo stesso mantenimento fichtiano di un orizzonte aperto, nella forma del “cattivo infinito” (lo sforzo inesauribile perché tale da rinviare sempre a una perfezione ulteriore), risulta coerente con questa logica di illimitata conservazione dell’azione: l’irraggiungibilità dell’orientamento teleologico fa sì che l’azione stessa non si cristallizzi mai in morta positività, in oggettività “solida” e definitiva, riprecipitando a sua volta in quella “mistica della necessità” contro cui la prassi si era attivata.

Frutto di cinque lezioni tenute nel 1794, la Missione del dotto di Fichte è la più straordinaria descrizione moderna del ruolo dell’intellettuale. Quest’ultimo ha il compito di guidare, sorvegliare e promuovere il processo di emancipazione del genere umano tramite la prassi trasformatrice, secondo l’ininterrotto sforzo sociale orientato alla coincidenza tra Io e non-Io: ossia tra l’umanità pensata come un unico soggetto agente e le sue concrete oggettivazioni sociali, politiche e storiche. Secondo un coerente sviluppo, sul piano sociale e politico, dei princìpi della “dottrina della scienza”, il dotto della torre d’avorio, come mero tesaurizzatore del sapere, cede con Fichte il passo all’intellettuale come uomo che pensa e opera nella e per la società. Egli è chiamato ad agire in prima persona e a spronare ogni uomo a fare altrettanto, nella duplice consapevolezza dell’imperfezione presente e della perfezione futura, in un rifiuto ostinato di accettare l’esistente come “dato di fatto” indipendente dall’attività umana. Lo stesso mantenimento fichtiano di un orizzonte aperto, nella forma del “cattivo infinito” (lo sforzo inesauribile perché tale da rinviare sempre a una perfezione ulteriore), risulta coerente con questa logica di illimitata conservazione dell’azione: l’irraggiungibilità dell’orientamento teleologico fa sì che l’azione stessa non si cristallizzi mai in morta positività, in oggettività “solida” e definitiva, riprecipitando a sua volta in quella “mistica della necessità” contro cui la prassi si era attivata.

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Caratteristiche


    • Marchio: Bompiani
    • Genere e argomento: Filosofia
    • Collana: TESTI A FRONTE
    • Prezzo: 20.00 €
    • Pagine: 480
    • Formato libro: 20 x 12
    • Tipologia: CARTONATO
    • Data di uscita:
    • ISBN carta: 9788845272387
    • ISBN E-book: 9788858757802

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