La Letteratura dell’inesperienza

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Scrivere romanzi al tempo della televisione

"Prima vivi e poi scrivi", consigliava Hemingway; "Ho molto sofferto e dunque ho diritto di parlare", gli faceva eco Artaud. Mezzo secolo dopo, difficilmente si potrebbe dar loro ascolto perché oggi viviamo la maggior parte delle nostre esperienze attraverso i mass media e la sofferenza è per noi, per lo più, il dolore degli altri, a cui assistiamo, attoniti o indifferenti, dagli schermi tv. In questo slittamento verso l'inesperienza, le idee dell'umanesimo letterario si estinguono, in confini tra realtà e finzione si vanno sfocando, l'immaginario collettivo trionfa sui diritti della vita vissuta conquistando un nuovo statuto egemone e l'autorità dell'esperienza decade: l'arte del racconto, l'antico mestiere di dare senso alla vita attingendo da essa fatti dispersi e restituendole storie, è costretta allora a battere altre strade. Nel 1963, ripresentando il suo romanzo d'esordio, Il sentiero dei nidi di ragno, Italo Calvino raccontò la generazione del neo-realismo, la sua generazione, come quella di una comunità di narratori che, proprio perché uscita dall'esperienza tragica della guerra, aveva tante storie da raccontarsi. Muovendo da Calvino, Antonio Scurati riflette oggi sulla propria generazione di scrittori, la prima a essere cresciuta con la televisione, una generazione di uomini per i quali la guerra è stata una serata trascorsa in salotto davanti alla televisione sorseggiando birra fresca.

Scrivere romanzi al tempo della televisione

"Prima vivi e poi scrivi", consigliava Hemingway; "Ho molto sofferto e dunque ho diritto di parlare", gli faceva eco Artaud. Mezzo secolo dopo, difficilmente si potrebbe dar loro ascolto perché oggi viviamo la maggior parte delle nostre esperienze attraverso i mass media e la sofferenza è per noi, per lo più, il dolore degli altri, a cui assistiamo, attoniti o indifferenti, dagli schermi tv. In questo slittamento verso l'inesperienza, le idee dell'umanesimo letterario si estinguono, in confini tra realtà e finzione si vanno sfocando, l'immaginario collettivo trionfa sui diritti della vita vissuta conquistando un nuovo statuto egemone e l'autorità dell'esperienza decade: l'arte del racconto, l'antico mestiere di dare senso alla vita attingendo da essa fatti dispersi e restituendole storie, è costretta allora a battere altre strade. Nel 1963, ripresentando il suo romanzo d'esordio, Il sentiero dei nidi di ragno, Italo Calvino raccontò la generazione del neo-realismo, la sua generazione, come quella di una comunità di narratori che, proprio perché uscita dall'esperienza tragica della guerra, aveva tante storie da raccontarsi. Muovendo da Calvino, Antonio Scurati riflette oggi sulla propria generazione di scrittori, la prima a essere cresciuta con la televisione, una generazione di uomini per i quali la guerra è stata una serata trascorsa in salotto davanti alla televisione sorseggiando birra fresca.

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Autore


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    Antonio Scurati

    (Napoli 1969) è ricercatore alla Iulm di Milano e membro del Centro studi sui linguaggi della guerra e della violenza. Editorialista della “Stampa”, ha scritto i saggi Guerra. Narrazioni e cultu [...]


Caratteristiche


    • Marchio: Bompiani
    • Collana: GRANDI TASCABILI
    • Prezzo: 6.20 €
    • Pagine: 96
    • Formato libro: 20 x 13
    • Tipologia: BROSSURA
    • Data di uscita:
    • ISBN carta: 9788845257438

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